poL0 Back Home

thisispolo.it

poL0’s second cd, “Back Home”, is their debut on CAM JAZZ of the quartet made up of Paolo Porta (sax), Valerio De Paola (guitar, live electronics, vocals), Andrea Lombardini (bass) and Michele Salgarello (drums) and doesn’t happen in an offhand way. It occurs after two busy years, crowded with recognitions and accomplishments and mostly due to the overall concept that drives the whole project: four distinctive and balanced characters directing their energy into a contemporary and multidirectional music laboratory, trying to catch different sparks and melt them into the same composed and/or improvised material. Blending four different individuals in one single unit is quite a tricky task, yet intriguing and exciting. In the end this goal turns out to be the real strength of a band such as poL0, a group that proves a deep connection with the jazz and other traditions but whose plans are decisively aiming for the future: poL0’s tonal palette is a complex blend of acoustic-electric-electronic sounds that offers a wide range of dynamic and expressive resources to explore. The music included in Back Home represents the effort to reach the essence of an idea and to convey it to the audience in the most convincing, effective and intense way . The band, according to this idea, focused on the balance and the coherence between writing and improvising, in order to make those aspects totally organic and at the service of the meaning of a song, drawing inspirations from many different sources such as pop, indie-rock or post-punk, with no genres boundaries. The acronym of the band name itself, poly oriented Language 0rbits, clearly states the intentions of these four musicians.

Recorded in Lari (Tuscany) on 2-5 September 2014 at SAM Recording Studio – Mixed in Milan at 8Brr.rec Studio
Recording & mixing engineer Ivan A. Rossi

Photos by Andrea Boccalini

Liner notes by Thomas Conrad

REVIEWS
–– “Back Home” è il secondo episodio discografico firmato dal quartetto poL0, che per l’occasione registra dei cambiamenti in line up con Valerio De Paola alla chitarra, elettronica e voce, e Michele Salgarello alla batteria, in luogo del trombettista Gileno Santana e del batterista Jonas Burgwinkel. Quella proposta nei dodici brani in scaletta, tutti originali, è una miscela sonora dove confluiscono echi di rock progressive, elettronica utilizzata in maniera diffusa e mai invadente, feeling jazzistico tradotto da interplay e forme in divenire. Fondamentale, ai fine della riuscita comunicativa dell’intero lavoro, risulta l’apporto del tenore di Paolo Porta, spesso faro melodico dei temi proposti, sempre cantabili, e di Valerio De Paola, valido punto di dialogo per il tenore e variante decisiva sul fronte dell’alternanza degli umori stilistici. La band disegna un’estetica di gruppo ben definita, nella quale l’intervento solista è sempre in funzione dell’insieme, in un continuo incastro di forme, a volte anche solo accennate, che costituiscono un personale mosaico espressivo.
4/5/2015 strategieoblique.blogspot.it roberto paviglianiti

–– APPARENTLY, AND whether it is true or not is another day’s work, the roots of poLO, the Italian quartet, is a medley of indie rock and post punk, although, upon a first engagement with the twelve track Back Home, their sumptuously produced second CD, neither branch surfaces, or comes close to diminishing or affecting a wonderfully spirited jazz tableau. poLO experiment, and you can hear this in Eggplant, Mirror and Yellow Girl, perfectly manufactured, or even manicured with precision, which is no surprise when you spend time in the company of Paolo Porta (tenor sax), Valerio De Paola (guitar), Andrea Lombardini (bass) and Michele Salgarello (drums). It would seem that Back Home, their first release on the excellent CAM JAZZ label, is the progeny of four eclectic musicians who entered a musical laboratory and not a studio, and the result is the fruit of both experiment and controlled playing, for lurking beneath the surface, like shifting ice, is harmony, always harmony. Porta’s sax is rich and as bright as a June morning on the opening Eggplant, complimented by De Paola’s guitar, an unusual partnership you might think, but it works; the sax rises Tragicomedy from its roots, coerced by Lombardini on bass and Salgarello’s attentive and lively drumming, and into this mix glides De Paola’s guitar fusion, a la Jesus and the Mary Chain, until Porta corals the movement with a wonderful solo. It has been said that while polo exudes a deep connection with jazz, their tonal palette is a complex blend of the acoustic-electric, and this is true, but the music is also, like a prism in reverse, attempting to get to the original source of their inspiration. Does this work literally? On Boris, there is a pushing of limits whilst maintaining a fidelity to the opening beat, and, not for the last time, Porta’s sax ties a kite to the melody and lets it go: abruptly, the mood shifts, the pace decreases with De Paola’s guitar playing tit for tat with the bass and drums. For me the quintessential poLO track is Symbiosis, which has the breadth to allow you connect with the concept of balance and coherence in the organic evolution of first writing, then improvisation and finally recording, and, if you can find a quiet corner of your home, a platform to appreciate the almost bashful but forceful bass of a true maestro, Andrea Lombardini. A dozen original tracks by a genuine band and not just session musicians playing to another’s template in a studio: what more could you ask for. Most of the songs are like arcs, but with more colours and longevity than a rainbow.
24/3/2015 Wexford Echo Newspapers Tom Mooney

–– L’acronimo che dà nome a questo quartetto sta per poly oriented Language Orbits e racconta, sebbene in modo un po’ esoterico, l’attitudine della band a esplorare terreni sonori molteplici, acustici e elettrici, dal jazz al post-rock. Paolo Porta al sax, Valerio De Paola alla chitarra e all’elettronica, Andrea Lombardini al basso e Michele Salgarello alla batteria. Una trasversalità che potrebbe catturare l’attenzione anche di un pubblico non specificatamente jazz, grazie alla sapiente attenzione per il suono e gli equilibri formali. Una volta lo si sarebbe definito un buon jazz-rock. Oggi che quella definizione sa un po’ di vecchio, si rinnovano le etichette. La musica quando funziona, comunque arriva. I poL0 sono sulla buona strada.
27/2/2015 Blow Up Enrico Bettinello

–– Quando il jazz va oltre i confini
Non capita spesso che un giovane quartetto jazz pubblichi un nuovo album e al tempo stesso organizzi una tournée di oltre cinquanta concerti nei club più importanti della Penisola (domenica scorsa erano al Blue Note di Milano) che andranno avanti fino a fine aprile. I poL0 (è scritto così) sono una band sui generis, che affonda le radici nel jazz tradizionale con un occhio a quello contemporaneo (soprattutto alla rivoluzionaria scena attuale di New York) e uno sguardo all’elettronica e alla musica inglese degli anni Settanta e Ottanta. Un bel cocktail, ma bisogna mescolare bene gli ingredienti per ottenere una perfetta alchimia di suoni. Con il loro secondo disco Back Home i poL0 centrano l’obiettivo di creare un suono originale ma ricco di influenze. Originariamente il nome del gruppo metteva insieme le iniziali del cognome del sassofonista Paolo Porta e del bassista Andrea Lombardini poi, con la formazione in quartetto, è diventato il più ambizioso acronimo di «Poly Oriented Language Orbits». «Ovvero linguaggi orientati in più punti in versioni differenti – spiega Lombardini con orgoglio -; in realtà suonando e componendo continuiamo ad aprire cassetti diversi e a trovare cose nuove. Ci piace mettere in difficoltà chi vuole etichettare la nostra musica, perché il mistero e la curiosità sono importanti nell’arte». Giovani, ma con un lungo e prestigioso background dietro le spalle (tutti e quattro hanno suonato con artisti come Carla Bley, Steve Coleman, William Parker, Antonio Faraò, Fulvio Sigurtà per fare solo alcuni nomi, e hanno vinto numerosi premi artistici), hanno debuttato con il nuovo marchio l’anno scorso (con l’album Pleasures) con l’obiettivo dichiarato di «unire linguaggi differenti attraverso l’improvvisazione jazzistica». Il loro collante ideologico è quindi l’improvvisazione e la ricerca a tutto tondo. «Amiamo i nuovi suoni di New York, Chris Potter che è il sassofonista più geniale del nostro tempo e John Scofield ma non rifiutiamo l’elettronica inglese degli anni Ottanta, gente come i Japan e David Sylvian e persino i Joy Division, per poi tornare al blues tradizionale». In Back Home c’è anche Mirror, un brano cantato, scritto in italiano e poi riscritto da Richard Julian, che qualcuno ricorderà con Norah Jones. In repertorio anche qualche classico di Monk e Rivers.. Più trasversali di così…
21/02/2015 ilgiornale.it Antonio Lodetti

–– Post-jazzisti da 50 concerti
Il secondo album del quartetto jazz poL0 (Poly Oriented Language Orbits) è una delizia per palati raffinati. Si potrebbero definire post-jazzisti I musicisti coinvolti nel progetto: Andrea Lombardini al basso, Valerio De Paola alla chitarra, Paolo Porta al sax e Michele Salgarello alla batteria. Quando ascoltate un disco di Mario Biondi o di Malika Ayane è facile ascoltare un loro strumento. I suoni sono un impasto di elettronica, strumenti pulsanti, spazi acustici con contaminazioni indie-rock e post-punk; musica futuristica con un approccio low-fi (“Mirror”, “Yellow Girl”, “Jow”) e grande armonia (“Eggplant”, la traccia più riuscita dell’album). Il risultato finale è incredibilmente originale, con grande spazio all’improvvisazione unita a una scuola di tutto rispetto. La band ha già programmato un intenso tour di oltre 50 date, una rara realtà nel panorama jazzistico italiano: il 15 febbraio saranno al Blue Note di Milano, il 17 a Parma, il 3 marzo a Roma (Auditorium), il 12 a Torino, il 17 a Palermo, il 31 a Firenze e il 3 aprile a Venezia.
20/2/2015 Il Fatto Quotidiano Guido Biondi

–– Per spiegare un disco così bisogna iniziare dal nome del gruppo: “poL0” sta per “poly oriented Language Orbits”. Quattro linguaggi diversi che spingono in direzioni differenti riuscendo comunque a trovare un percorso comune. Le voci sono quelle di Paolo Porta al sax, Valerio De Paola alla chitarra e alle elettroniche, Andrea Lombardini al basso e Michele Salgarello alla batteria. E visto che di linguaggi si parla, “Back Home” dimostra ancora una volta che il jazz è il genere più adatto ad assorbire e fondere stili differenti. Perché i pol0 fanno confluire nel disco il rock, l’elettronica, la psichedelia, la canzone pop. “L’estetica è quella jazz”, sottolinea giustamente Salgarello nelle note di copertina, “anche se forse pensate di ascoltare post-punk londinese, pop americano, persino grunge di Seattle. Ma si tratta di elementi presenti più come atteggiamento che come sound”. Verissimo. Anche se nei brani in cui la chitarra di De Paola è più in evidenza, viene da pensare a Zappa (per il mood, piuttosto che per un palese riferimento stilistico), o ai Porcupine Tree più quieti (“Mirror”). Le composizioni, tutte di Porta, De Paola e Lombardini, sono sempre ricche di idee e ben costruite. I quattro interagiscono in modo originale e interessante, trovando nuove forme espressive per far dialogare al meglio le diverse sonorità degli strumenti. C’è un magnifico lavoro di orchestrazione, in “Back Home”. “Il nostro scopo” – le parole sono ancora di Salgarello – “è fondere scenari di diverso tipo in uno stile, in un’identità. Ognuno di noi sacrifica il proprio ego in nome del gruppo”. E questa ricetta dà vita a un album brillante dal primo all’ultimo dei dodici brani in scaletta.
16/1/2015 Audioreview Duccio Pasqua

–– L’agguerrito quartetto italiano che agisce sotto il nome di poL0 (interpretabile come poly oriented Language 0rbits, indicazione di eccentricità e commistione stilistica) giunge al loro secondo album con idee ben precise: proporre i risultati di un’elaborazione collettiva, dove l’improvvisazione deve sottostare ad arrangiamenti rigorosi, racchiudendo in un’estetica coerente i diversi input che ne animano l’ispirazione. Laddove il sax di Paolo Porta tende a riportare il tutto al jazz (sul versante europeo della scuola ECM), il trio chitarra/basso/batteria (con largo uso di elettronica) si produce più spesso in intriganti trame fusion e post-rock, in un dialogo aperto e costruttivo.
Innovativo e coinvolgente.
7/1/2015 Rockerilla Enrico Ramunni

–– …l’idea di come oggi si possa intendere anche nel nostro paese il jazz quale momento di fusion musicale, non solo nell’accezione jazzistica appunto di fusion (come avviene dal jazzrock di Miles Davis in avanti), ma anche e soprattutto quale momento di confronto e interazione tra linguaggi sonori eterogenei. …Molto meglio, in tal senso, il giovane quartetto poL0 (si scrive proprio così) composto da Paolo Porta (sax tenore e clarinetto basso), Valerio Di Paola (chitarre, elettronica, voce), Andrea Lombardini (basso), Michele Salgarello (batteria): anche qui può valere la definizione di fusion come un electric jazz aggiornatissimo, dove i molti ascolti vengono interiorizzati e poi espressi con solida finezza: “Il nostro scopo – dichiarano – è fondere scenari di diverso tipo in uno stile, un’identità”. Forse pensate di ascoltare post-punk londinese, pop americano, perfino grunge di Seattle. Ma si tratta di elementi presenti più come atteggiamento che come sound. L’estetica è quella “jazz”.
11/12/2014 Buscadero Guido Michelone

–– Il secondo lavoro di poL0 segue “Pleasures” (Auand, 2014) e vede l’ingresso in formazione di Valerio De Paola e Michele Salgarello in sostituzione di Gileno Santana e Jonas Burgwinkel. Il disco è caratterizzato da coerenza progettuale: siamo di fronte, infatti, a una vera band, rodata da un’intensa attività live. La proposta sonora è particolarmente originale, costruita su una splendida miscela di stili diversi (jazz, rock, indie, punk, pop), che concorre a formare un insieme organico e intrigante, e con la chitarra di De Paola protagonista nel disegnare atmosfere inedite. La title-track è emblematica: un brano medium evocativo e malinconico, in cui la chitarra sostiene l’arrangiamento e un bel riff ritmico (a 1’40” circa) dimostra le brillanti capacità compositive del quartetto. La musica è caleidoscopica e multiforme, e descriverla in poche parole è un’impresa impossibile: si salta velocemente dai tempi dispari di Boris alle atmosfere aggressive e lancinanti di Owl, dai tratti pop di Mirroral jazz-rock di Symbiosis, rimanendo impressionati dall’ampiezza del panorama espressivo, che coniuga in maniera accattivante suoni acustici ed elettronici. Si tratta senza dubbio di un progetto che già raggiunge alti livelli di interesse e musicalità che non potrà che migliorare con il tempo.
10/12/2014 Jazzit Eugenio Mirti

–– L’arte sottile di non sprecare neanche una nota
Il pregio di poL0? Saper suonare il pensiero. Equilibrio immerso in fragori rock, discese nelle rapide del dark, fughe quasi ambient. Il quartetto formato da Paolo Porta (sax), Andrea Lombardini (basso), Valerio De Paola (chitarra) e Michele Salgarello (batteria) si regala, per l’esordio con la CAM JAZZ, un disco che trova spinta propulsiva nella varietà e nella voglia di sperimentare. Così «Back Home» diventa laboratorio per centrifugare le diverse anime della band, oltre 56 minuti che esaltano l’essenza stessa della musica, cucendovi sopra atmosfere in continua evoluzione. Se esiste un comun denominatore nel lavoro in studio di Lombardini & C., questo è un obliquo senso della melodia, che in «Eggplant» sussurra nelle orecchie che il fantasma dei Joy Division sa giocare con le note blu. Il livello compositivo raggiunge picchi elevati con «Owl», «horror song» sincopata che ritrova la luce con schegge di rock abrasivo. Stessa luce garantita a «Mirror» dalla voce di De Paola, ideale connubio tra improvvisazione e forma canzone. Ma non dobbiamo immaginare poL0 come un quartetto di scienziati del suono che non aprono mai le finestre al sole del pop, o al groove del funky jazz. Lo dimostra «Symbiosis», iconoclasta ortodossia amministrata con stacchi serrati, riff smozzicati e grande feeling. Sempre con maestria esecutiva e quel sound di basso che resta un valore aggiunto.
5/12/2014 giornaledibrescia.it ramp